Anteprima poesia: Alberto Cellotto - Pertiche
![]() Pertiche
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autori: | Alberto Cellotto |
formato: | Libro |
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Volume disponibile per prima decade settembre 12.
[...] nei luoghi dove vive Cellotto la pertica è un’unità di misura geometrica che riguarda gli appezzamenti di terra. Misura orizzontale, quindi, rasoterra, a cui si contrappone la verticalità di una pertica che invece sta infissa nella terra di quel tanto che occorre a sorreggersi e a reggere, a marcare un confine o stabilire un punto notevole dal quale traguardare altre distanze. Il sempre rinnovato punto di partenza di queste poesie credo sia proprio qui, e da qui detti il suo passo versuale e verbale: riconoscere, definire uno spazio, con questo singolare sistema di misurazione orizzontale/verticale, entro il quale catturare un tempo che moltiplica e confonde i suoi contorni.
Prevale [...] il senso di una fatica, di una spossatezza, inoltre, nel costante sforzo di collocarsi, di indovinare una geometria di punti che, collegati, tengano insieme parole e cose, volti, alberi, animali. E quasi scompare la dimensione del passato, inteso come qualcosa di certo, che si possiede individualmente e si condivide con altri.
[...] nel respiro più ampio del poemetto (ultima sezione), nel procedere delle concentratissime stanze di sei versi, si riassumono i tratti stilistici salienti della parola di Cellotto. [...] Da qui, dal recupero di una voce che ha bisogno di corporeità vera e di vero silenzio, si può rileggere dall’inizio, cogliendo con maggiore intensità il dramma di una voce che sfugge nella mente, in quella dimensione pseudonirica che sta sul limite del risveglio.
dalla prefazione di G.M. Villalta
Dalla sezione CARBONIO 14
Cicatrici
La punta delle bandiere vicino
le fabbriche, la cima ferma dell’albero.
Il rosso sta scendendo, l’aria
rimane all’altezza delle formiche.
Chi se lo immagina un posto
così tra dieci anni, chi prova
a combaciare le diverse
epoche che scantonano dal passato.
Per una volta chiedere ai piedi
come stanno, se c’è una radice
che solleva l’asfalto navigando
nel bitume e pesca l’ossigeno.
Potrebbe essere come il tornare
al mondo, all’angelo
che mi guardava cadere sempre,
alle croste rimaste sulle ferite.
Dopo, lì una pelle sbiancata
poteva solamente spiegarci
che il sangue era quello
che ci tocca davanti,
agli occhi al naso alla bocca.
dalla sezione SPEDALE
Innesto
Morire dopo un incidente,
i familiari
hanno autorizzato
l’espianto delle cornee
la prima cosa sono gli
occhi, che migrano su altri
occhi, e innestano col vedere
quella lotta di persone lontanissime
dal poemetto NELLA DEMENZA CHE NON SA IMPAZZIRE
Da dove cominciare: i piedi
che soffocano la neve
o pinne nella piena del fiume, le lettere
scritte in piedi dal camminamento. Tutto
è caduto. Noi stessi siamo caduti, fratelli
di voi che quasi più non eravate.
Oggi è maggio e pomeriggio, il Piave
non è più porta d’acqua, ma c’è
neve nel presente delle Prealpi,
un gorgo di fango e ciglia
che non si scioglie in ginocchia
o racconto di pane: c’è solo spazio.
Discendo da due dispersi di guerra.
Uno, più giovane, arrivava dalla Libia
e il fratello quasi un me calvo coi baffi,
riserva. Di entrambi
tornò solo un fazzoletto sanguinato,
un giornale di bordi e non di viaggio.
[...]
***
Alberto Cellotto (Treviso, 1978) ha pubblicato i libri di poesia Vicine scadenze (2004) e Grave (2008), entrambi per Editrice Zona.
Ha tradotto Duluth di Gore Vidal (Fazi, 2007) e Canzoni per la scomparsa di Stewart O’Nan (Fazi, 2011). Vive a Maserada sul Piave.
Il suo sito web: www.albertocellotto.it