C. Consoli su Sulla lettura e sui libri di Schopenhauer
![]() Sulla lettura e sui libri
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autori: | Arthur Schopenhauer |
formato: | Libro |
prezzo: | |
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articolo su Critica Letteraria
Sulla lettura e sui libri di Arthur Schopenhauer
di Claudia Consoli
Divisa in due tomi, l’opera si presenta come un insieme di saggi sulla storia della filosofia, la teoria del reale e dell’ideale, l’etica (parte consistente del tomo I è dedicata a una raccolta di aforismi sulla saggezza della vita), la logica, la religione, lo sviluppo storico, la critica e il giudizio. Non mancano anche curiosi contributi come Della fisiognomica e Del chiasso e dei rumori. La casa editrice milanese La Vita Felice ha pubblicato nella sua collana “Il piacere di leggere” un libriccino contenente la traduzione (ad opera di Valerio Consonni) del ventiquattresimo capitolo del tomo II dei Parerga und Paralipomena, dedicata proprio alla lettura.
L’edizione presenta l’originale testo tedesco a fronte e un valido contributo critico di Andrea Felis (Arthur Schopenhauer, l’arte di non leggere e di narrare) posto in apertura al volume. Sulla lettura e sui libri è un saggio di estrema utilità per avvicinarsi a una parte del pensiero di Schopenhauer e per comprendere l’idea che il filosofo aveva della lettura. Egli, infatti, pose al centro della propria riflessione l’attività del leggere proponendone una visione fortemente problematica e, a mio parere, abbastanza provocatoria. Il saggio inizia subito con una argomentazione che ha sul lettore l’effetto di un’interrogazione retorica:
Quando leggiamo, qualcun altro pensa per noi: noi ripetiamo solamente il suo processo mentale. È come quando lo scolaro impara a scrivere ripassando con la penna i tratti a matita del maestro. Dunque quando si legge ci è sottratta la maggior parte dell’attività di pensare. Da ciò deriva il sollievo palpabile quando smettiamo di occuparci dei nostri pensieri e passiamo alla lettura. Durante la lettura la nostra testa è proprio un’arena di pensieri sconosciuti. Ma se togliamo questi pensieri, cosa rimane?
Sin dalle prime mosse, dunque, l’autore presenta la lettura come pratica ambivalente: da un lato essa dà sollievo al soggetto dal momento in cui lo libera di quel “meccanico perpetuare il ritmo imposto dalla volontà di vivere”, dall’altro viene considerata come un’intrusione nel nostro pensiero di un pensiero di altri. La testa diventa teatro di qualcosa di estraneo. Proprio per via di questa carica fortemente “oppiacea” (come puntualizza Felis), Schopenhauer mette in guardia il lettore dal leggere troppo e in maniera asistematica, prescrivendo come rimedio quello di allontanarsi dalle letture nocive per lo spirito, perlopiù identificate nella letteratura di intrattenimento che a metà XIX secolo incontrava così tanto il favore del pubblico. Non manca una caustica critica al sistema editoriale e letterario del periodo:
Nove decimi della nostra totale attuale letteratura non ha altro scopo che spillare qualche tallero dalle tasche: autore, editore e recensore hanno per questo fermamente complottato.
Questo è l’unico modo come la lettura possa sviluppare la scrittura, insegnandoci cioè l’uso che possiamo fare delle nostre doti naturali […] Al contrario senza una tale arte impariamo dalla letteratura solo una fredda ed esamina maniera e diventiamo insulsi imitatori.