Jacqueline Ceresoli (ArtsLife) a proposito di «Autobiografia del desiderio» di Marcella Vanzo
11.03.2026
Autobiografia del desiderio
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| autori: | Marcella Vanzo |
| formato: | Libro |
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Marcella Vanzo, artista, poetessa e performer, si presenta con una frase spiazzante: “Questo libro si è scritto da solo. Il desiderio le ha preso la mano”. Parliamo della sua straniante Autobiografia del desiderio, un libbricino pubblicato dalla raffinata casa editrice milanese La Vita Felice, che accoglie in poco più di cento pagine – dalla copertina rosso ardente come la passione – pensieri di un’autrice anarchica nelle azioni e dalla scrittura errante, leggera come l’aria, intorno al concetto del desiderio.
Sono versi ritmati, alcuni in rima, molti epitaffi quasi aforistici sull’insoddisfazione del vivere – che non significa infelicità – spinti dal desiderio di sciogliere il tempo dal desiderio e viceversa. Vissuti e soprattutto attese di baci, ardori, umori dell’aria di Parigi da “infilarsi nelle mutande”, sull’onda della “bramosia e del niente a ritmo serrato”, come scrive Vanzo per nutrire i sentimenti di parole traboccanti di fame d’amore, immagini, evocazioni e distrazioni dal “quore” – così scrive l’autrice invece di cuore: “A scatola chiusa come un’avventura con tutto l’amore che c’è dentro” (p.88).
Sono poesie, quasi invettive, che durano il tempo della lettura ma lasciano un’impronta nell’anima, un respiro tra un lemma e una rima, strofe pensate traboccanti di ipotesi ed evocazioni, versi chiusi nella morsa del desiderio. Da leggere a cuor leggero per godere l’inebriante succedersi di situazioni, cose, riflessioni e sensazioni senza spiegare nulla. Scrive Matteo Bergamini, narratore di storie, viaggiatore per vocazione e giornalista, nell’introduzione: “Nelle pagine bianche scorre un film: nomi, cose, città. Saudade”, sull’onda di una scrittura fluida, ritmica e tagliente, comunque libera di vagare intorno al desiderio per incontrare, amare, fuggire o immaginare, chissà!
E come scrive Vanzo nella poesia Non bussare: “Nel caso non l’avessi capito/ sappi/ che di fronte a te/ hai l’infinito” (p.78), come ipotesi di avanzamento interpretativo.
Leggendo i suoi versi, noi argonauti, naufraghi nell’arcipelago del desiderio, pagina dopo pagina, tra un verso e l’altro, condividiamo con l’autrice l’audacia di essere dentro e fuori di noi, e come lei abbiamo “fretta di fare le cose con calma” (p.81), senza remore, impigliati come siamo sul crinale della vita, un’avventura divorante e divoratrice.
Così, tra una parola, un tratto, un punto e una sensazione appena evocata, Vanzo tratta il desiderio con tatto, per ritrarlo a suo piacimento. In questo prezioso volume sull’anatomia “calda” del desiderio, Vanzo intraprende a suo modo un’analisi della perdita nel desiderio, a volte anche di sé in rapporto agli altri, cose e città, mondi e modi di viverlo, seguendo le orme della vulnerabilità, sulla scia della malinconia, mai nostalgica.
Vanzo non spiega ciò che ci è dato sapere sulla natura del desiderio, bensì incornicia parole, scelte come se fossero colori per contornare di sfumature poetiche di vita, avanzi e pretese di emozioni con il desiderio di “illuminare” il buio nelle pieghe dell’anima, come scrive lei: “quando invade la tua stanza?” (p.46).
Jacqueline Ceresoli
Jacqueline Ceresoli














