Matteo Bergamini per «Autobiografia del desiderio» di Marcella Vanzo
17.02.2026
Autobiografia del desiderio
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| autori: | Marcella Vanzo |
| formato: | Libro |
| prezzo: | |
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Come si scrive un desiderio? Marcella Vanzo ve lo svela!
“Poliedrico”: che parola oscena, un po’ come “resilienza”, “esperienza”, anzi, experience, o “creatività”. Fa parte di quei lemmi che si usano in presenza di quel niente che l’arte dei comunicati, delle informazioni e dello scrolling ci propina quotidianamente. Chissà se Marcella Vanzo accetterebbe di essere definita “poliedrica”: forse no, forse sarebbe meglio definirla una personalità d’acqua – non “fluida”, altra parola insopportabilmente abusata: d’altronde è nata alla fine di gennaio, sotto il segno dell’acquario. E sotto il segno più ricco dei medium dell’arte si muove: docente di tecniche performative all’Accademia Carrara di Bergamo, ha usato nel corso della sua carriera la fotografia, il disegno, la ceramica, il video – e sì, certo, la performance, per mettere in luce universi che hanno sempre a che fare con l’umano, con le sue inquietudini, con la memoria, la condizione del corpo, l’espressività. Quella stessa “espressività” che a volte è così difficile tradurre a parole, sia per chi scrive di arte sia per chi la pratica e che invece Vanzo, colpo da maestro, mette in versi. Ecco che la nostra artista si infiltra nei luoghi che l’arte visiva, nel comune senso della definizione, non oserebbe attraversare: scrive poesie la Vanzo, fin da quando era bambina, e la cosa le riesce particolarmente bene. Leggasi: mica è una improvvisata!
“Poliedrico”: che parola oscena, un po’ come “resilienza”, “esperienza”, anzi, experience, o “creatività”. Fa parte di quei lemmi che si usano in presenza di quel niente che l’arte dei comunicati, delle informazioni e dello scrolling ci propina quotidianamente. Chissà se Marcella Vanzo accetterebbe di essere definita “poliedrica”: forse no, forse sarebbe meglio definirla una personalità d’acqua – non “fluida”, altra parola insopportabilmente abusata: d’altronde è nata alla fine di gennaio, sotto il segno dell’acquario. E sotto il segno più ricco dei medium dell’arte si muove: docente di tecniche performative all’Accademia Carrara di Bergamo, ha usato nel corso della sua carriera la fotografia, il disegno, la ceramica, il video – e sì, certo, la performance, per mettere in luce universi che hanno sempre a che fare con l’umano, con le sue inquietudini, con la memoria, la condizione del corpo, l’espressività. Quella stessa “espressività” che a volte è così difficile tradurre a parole, sia per chi scrive di arte sia per chi la pratica e che invece Vanzo, colpo da maestro, mette in versi. Ecco che la nostra artista si infiltra nei luoghi che l’arte visiva, nel comune senso della definizione, non oserebbe attraversare: scrive poesie la Vanzo, fin da quando era bambina, e la cosa le riesce particolarmente bene. Leggasi: mica è una improvvisata!
Autobiografia del desiderio edito da La Vita Felice, è il secondo volume di poesie dopo Quore da sera, uscito nel 2022. La possibilità per scoprire Autobiografia del Desiderio è presto data: giovedì 19 febbraio, dalle ore 19, proprio nella sede milanese delle edizioni La Vita Felice (via Lazzaro Palazzi 15, citofono 1), l’artista presenterà il volume in dialogo con il sottoscritto, che non si è tirato indietro nello scriverle non solo la prima, ma anche la seconda “prefazione”. Presentarsi all’appuntamento sarebbe doveroso, come aveva scritto il mitico John Berger, ma se proprio vi fosse impossibile ecco qualche spoiler: si parla di sentimento, ma non di quello che potreste immaginare. Si parla di sesso, di incontri, di relazioni, ma lo si fa in una maniera “metropolitana”: addio agli assolutismi del romanticismo, bandita l’atmosfera protetta delle storie a lieto fine. Tutte le composizioni di Vanzo, che siano lievi come haiku o lunghe come poemetti d’altre epoche, si infilano sotto la pelle – d’altronde una delle poesie pubblicate in Quore da sera si chiama Ballata del sughero e parla della pratica della decortica. Ma no, nemmeno qui è come pensate.
Perché la verità è che nell’arte si usano metafore, si interpreta la vita: si fa poesia, appunto.
E la poesia si può analizzare, sezionare in sillabe, “anatomizzare”, ma non si spiega come nasca. Ecco perché ancora siamo qui a parlarne, a tentare di capire qualcosa degli oracoli e del potere del linguaggio. Ma tornando al libro, e alle informazioni pratiche: una copertina rosso fiammante, e poco meno di 150 facciate e 13 euro per raccontare di Nostalgia del futuro, di Estasi, di Rito di passaggio, del tutto e del niente, del Retro del contratto e di questioni che è meglio Lasciar Perdere.
Vi ritrovate? È il mondo che vi si (ri)trova.
D’altronde a volte basta solo riconoscersi per accettarsi e, come cantava Lucio Battisti: “Amarsi un po’/ È un po’ fiorire/ Aiuta sai/ A non morire/ Senza nascondersi/ Manifestandosi/ Si può eludere/ La solitudine”.
E già di questi tempi non è male.
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