Esopianeti
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Dopo Il dio di Norimberga (2023), Baldacci torna a trascrivere le voci dei ragazzi selvaggi, Victor e Kaspar, protagonisti e guide di un itinerario nel «male irreversibile»: attraversiamo con loro uno straniato spazio epico, un continente dai confini incerti, remoto e interstellare, ma al contempo intermittente e interdimensionale, che spazia fra le violenze della storia del Novecento, le citazioni di opere d’arte e le guerre fra alieni, ufo, cecchini e un «computer che ti fissa/ come fosse la pupilla». Una strana ossessione ritmica batte e ribatte nei versi regolari di questo volume: con il suo sistema metrico binario, Esopianeti sembra portarci verso un recitativo da melodramma, un cantare popolare, una filastrocca di bimbi, verso una lunga dolcissima fiaba che, al contempo, ci travolge con il racconto di un pervasivo orrore. Mondi fra loro in lotta sono invasi dal senso di un’imminente distruzione di ogni cosmo di conoscenza e di linguaggio. Tutto sembra vincolato a ripetersi come in una diabolica scacchiera di infuocate tessere che tornano e ritornano attraverso il volume a ribadire che «la fine del mondo ci aspetta/ o torna per darci la caccia». Quarta di copertinaMi chiamano Victor Biografia dell'autoreAlessandro Baldacci è nato a Padova nel 1970. Insegna Letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Varsavia. Si è occupato prevalentemente, con diverse monografie e articoli, di poesia italiana dal secondo Novecento a oggi, così come della ripresa del tragico nella letteratura europea fra XX e XXI secolo. Il dio di Norimberga, suo primo libro in versi, uscito per l’editore Pequod, è entrato nella dozzina finalista del Premio Strega Poesia 2024. Mi chiamano Victor |
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