Il pellegrino cherubico
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Il pellegrino cherubico è unanimemente riconosciuto come uno dei vertici se non il capolavoro della poesia mistica tedesca. La sua forma epigrammatica, la densità concettuale, la ricchezza di immagini e di paradossi ne fanno un’opera unica nel suo genere. Ogni epigramma è una piccola summa teologica, un invito alla meditazione, uno stimolo alla contemplazione.
Silesius, infatti, per i suoi “aforismi” attinge alla tradizione della mistica renana, alla spiritualità francescana, alla teologia scolastica, alla filosofia neoplatonica.
Nonostante la distanza di secoli, il messaggio di Silesius rimane profondamente attuale. Il suo invito a cercare Dio nell’interiorità, a distaccarsi dalle creazioni terrene, a vivere della vita divina, risuona con forza particolare e rappresenta una guida spirituale per il lettore contemporaneo.
Il fine ultimo del libro non è informare, ma trasformare. Silesius non vuole che il lettore sappia di più, ma che diventi di più: che diventi «ciò che Dio è per grazia», che viva già qui, per quanto possibile, la vita eterna. Questa ambizione trasformatrice conferisce all’opera una profondità e un’urgenza che pochi testi spirituali possiedono.
Quarta di copertina82. Ciascuno parla del suo Il marinaio parla del mare, il cacciatore dei cani, L’avaro dell’oro e il soldato delle ferite. A me, poiché sono innamorato, null’altro si addice Che avere sempre in bocca Dio e il suo amore. Indice testuale 5 Introduzione
11 Nota bibliografica essenziale Il pellegrino cherubico ovvero Ingegnosi aforismi e rime che conducono alla contemplazione di Dio 17 Prefazione ammonitrice al lettore 31 Libro I 75 Libro II
111 Libro III
151 Libro IV
185 Libro V
235 Libro VI Biografia dell'autoreAngelus Silesius (1624-1677), importante poeta e mistico tedesco, nacque a Breslavia in una nobile famiglia protestante. I suoi studi di mistica e teologia lo condussero ad abbracciare la fede cattolica. Nel 1654 Silesius ricevette lo status di medico di corte dall’imperatore Ferdinando III e nel 1661 divenne prete e aiutante del principe vescovo di Breslavia. Date le sue precarie condizioni di salute, nel 1675 si ritirò nel convento di San Mattia dove morì e fu seppellito. 82. Ciascuno parla del suo Il marinaio parla del mare, il cacciatore dei cani, L’avaro dell’oro e il soldato delle ferite. A me, poiché sono innamorato, null’altro si addice Che avere sempre in bocca Dio e il suo amore. |
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