Quanto manca all'Africa?
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€ 12,00
EUR
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Questo secondo libro di De Rosa, dopo Nera e amara, non è semplicemente la prosecuzione del primo. È un passo dentro.
Più dentro il corpo, il desiderio, la memoria. Più dentro quella parte di noi che il mondo educato vorrebbe tenere a bada. Deborah scrive come se avesse qualcosa da liberare. E non sempre ciò che libera è bello ma è, come amo dire, estremamente vero. Ed è forse proprio questa la cosa che più mi interessa della sua poesia, ciò che fa della sua poesia, la propria cifra stilistica: l’onestà sabiana che arriva col suo scrivere. Questa onestà però arriva spettinata, sudata, sanguinante. Arriva con una bocca che desidera, con una donna che non vuole più essere buona a tutti i costi, con una memoria che ritorna quando sarebbe molto più comodo dimenticare. E allora capisci che l’Africa di questo libro non è un luogo geografico. È un luogo interiore. È ciò che resta quando togliamo il decoro, le convenzioni, le buone maniere, le risposte già pronte. È la terra sotto il cemento. Il rosso sotto il bianco. Il fuoco sotto la cenere. L’autrice scava e scavando trova il corpo. Ma trova anche la memoria; trova sua madre, sua nonna, le donne che l’hanno preceduta. Trova Dio, trova l’amore, trova la paura. Trova se stessa. E qualche volta, scavando, trova anche noi. dalla prefazione di Salvatore Sblando Umani Abitare la Terra come umani è maledire il Sole volendo l’inverno, poi tremare di vento sperando forte in Dio: quanto manca all’Africa? Ai poeti Essere poeta è vivere nel bosco. Il passero vorrebbe essere più grande e non sa che oggi è rimasto vivo perché ha il colore rosso del terriccio: la serpe non l’ha visto. Essere poeta è essere un passero. Lui vuol sentire la pace e non sa che per via del suo tormento, anche oggi, la morte non l’ha visto. |
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Prima di essere pubblicato, dovrà essere approvato dalla redazione.
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