In difesa della dieta naturale
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Nel 1813, a poco più di vent’anni, Percy Bysshe Shelley pubblica questo breve e appassionato pamphlet, in cui la difesa di una dieta priva di carne diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla società e sul rapporto dell’essere umano con la natura. Per Shelley l’alimentazione non è una semplice questione privata: il consumo di carne si lega alla malattia, alla violenza, alle disuguaglianze e a quell’allontanamento dalla natura che l’autore riconosce all’origine di molti mali della civiltà. La scelta di una dieta vegetale assume così il valore di una rigenerazione insieme fisica, morale e sociale.
Radicale nelle argomentazioni e visionaria nelle aspirazioni, In difesa della dieta naturale è una testimonianza singolare del pensiero di Shelley e della cultura del suo tempo, ma anche un testo capace di interrogare il presente, ponendo al centro questioni ancora aperte: è possibile costruire una società veramente libera senza ripensare il nostro rapporto con gli altri esseri viventi e con il mondo che abitiamo? Quarta di copertinaNon esiste malattia, fisica o mentale, che l’adozione di una dieta a base di vegetali e acqua pura non abbia puntualmente alleviato, laddove l’esperimento sia stato condotto correttamente. La debolezza si trasforma gradualmente in forza, la malattia in salute: la follia, in tutte le sue terribili forme, dai deliri del pazzo tenuto in catene all’inspiegabile irrazionalità di un temperamento iracondo, che rendono la vita quotidiana un inferno, si trasforma in una disposizione d’animo così tranquilla ed equilibrata che da sola basterebbe a garantire la futura riforma morale della società. Seguendo una dieta naturale, la vecchiaia diverrebbe la nostra sola e ultima malattia: la nostra aspettativa di vita si prolungherebbe; ci godremmo la vita, e senza impedire agli altri di fare lo stesso; ogni piacere dei sensi sarebbe infinitamente più inteso e appagante; e il semplice fatto di esistere un continuo diletto, simile a quello che oggi proviamo soltanto in alcuni rari e fortunati momenti della nostra giovinezza.Indice testuale5 Introduzione17 Bibliografia 19 Nota della traduttrice In difesa della dieta naturale 22 Prefatory notice 23 Avvertenza preliminare 36 A Vindication of Natural Diet. Being One in a Series of Notes to Queen Mab (a Philosophical Poem) 37 In difesa della dieta naturale. In una delle note a La regina Mab (Poema filosofico) 80 Appendix 81 Appendice 85 Note al testo Biografia dell'autorePercy Bysshe Shelley (Field Place, Horsham, Sussex, 1792 - Viareggio, 1822), è figlio primogenito del conformista Timothy Shelley, parlamentare Whig, e di Elizabeth Pilfold Shelley. Comincia a studiare greco e latino alla scuola del reverendo Evan Edwards, parroco di Warnham. Studia così a Eton e quindi a Oxford, da dove viene espulso. In quello stesso anno, è il 1811, sposa Harriet Westbrook e dopo l’ennesimo conflitto con il padre rompe ogni rapporto. Tra le sue opere La necessità dell’ateismo (1814), Mutabilità (1815), Alastor, o spirito della solitudine (1816), Monte Bianco (1817), Inno alla bellezza intellettuale (1818), Ozymandias (1819), I Cenci (1819), Ode al vento di ponente (1819). La Vita Felice ha tradotto e pubblicato Saggio sul diavolo (2013) e Difesa della poesia (2019).Letizia Paganelli è laureata in Chimica e Sociologia. Si è dedicata in particolare alle tematiche di genere e agli studi sul linguaggio. Ha seguito numerosi corsi di traduzione, tra cui quello intensivo di traduzione letteraria di Oblique Studio. Dal 2023 collabora a svariati progetti editoriali di riscoperta di autrici e autori anglofoni con Eugenia Serravalli, con la quale ha curato e tradotto per la Vita Felice i romanzi giovanili di Jane Austen Evelyn e Kitty, o la Pergola.
Non esiste malattia, fisica o mentale, che l’adozione di una dieta a base di vegetali e acqua pura non abbia puntualmente alleviato, laddove l’esperimento sia stato condotto correttamente. La debolezza si trasforma gradualmente in forza, la malattia in salute: la follia, in tutte le sue terribili forme, dai deliri del pazzo tenuto in catene all’inspiegabile irrazionalità di un temperamento iracondo, che rendono la vita quotidiana un inferno, si trasforma in una disposizione d’animo così tranquilla ed equilibrata che da sola basterebbe a garantire la futura riforma morale della società. Seguendo una dieta naturale, la vecchiaia diverrebbe la nostra sola e ultima malattia: la nostra aspettativa di vita si prolungherebbe; ci godremmo la vita, e senza impedire agli altri di fare lo stesso; ogni piacere dei sensi sarebbe infinitamente più inteso e appagante; e il semplice fatto di esistere un continuo diletto, simile a quello che oggi proviamo soltanto in alcuni rari e fortunati momenti della nostra giovinezza.
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