Da Kyoto al tassello Fischer
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Come accade che la poesia si riveli, ci chiami dalla sua parte, è faccenda che riguarda il sentire. È che deve commuoverci, nel senso di muoverci dentro e verso un altrove in cui ci ritroviamo, allo stesso tempo, stupiti e convinti. Questione di parole, di verità, di realtà? Il poeta si fa testimone, si svela e rivela per una somiglianza con l’altro che legge e che ascolta: l’umano che si conosce e si esprime, si rappresenta come per un’inattesa scoperta, che è insieme scoprimento e consegna. Hanno fiato lungo gran parte delle poesie qui raccolte e, se le più brevi solo accennano, come per una breve sosta, tutte le altre, avanzando nel dire e nel dirsi, si lasciano a una confidenza che genera calore e vicinanza, trovata condivisione. Così i luoghi, gli affetti, le concordanze, gli intoppi arrivano a essere momenti del ritrovarsi, del riconoscersi. E le immagini corrono specchiandosi, i pensieri si raccolgono dentro i gesti, un mondo vario e mutevole di continuo si mostra e s’avviva. Escludendo somiglianze e scuole, ascendenze e categorie, queste poesie chiedono soltanto di essere lette e godute, per un piacere dell’intelligenza (intendo quella del cuore), e per un cammino da seguitare nelle giornate dell’esistenza.
dalla prefazione di Elio Pecora Una vecchia Renault senza tergicristalli Mi hanno detto: Ha un motore perfetto Perfetta anche la carrozzeria di metallo Mi hanno detto: È una macchina indistruttibile Mi ha lasciato in mezzo alla sabbia Col radiatore che bolliva Come una vecchia caffettiera
Non trovavamo le tazze Solo allora siamo scoppiati a piangere E abbiamo compreso la mancanza Dell’unica persona che sapeva Dov’erano |
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