Novità: Ovidio - Il trucco delle donne
![]() Il trucco delle donne
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autori: | Ovidio |
formato: | Libro |
prezzo: | |
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a cura di Francesca Focaroli
testo latino a fronte
Nel terzo libro dell’Ars amandi, dedicato all’arte femminile della seduzione, Ovidio rimanda le sue lettrici alla consultazione di un’altra opera da lui composta: il libellum dei Medicamina faciei femineae, di cui oggi rimane un solo frammento di cento versi. In questo poemetto, Ovidio consacra i suoi distici all’esaltazione della bellezza femminile e alla cura di essa, ai raffinati espedienti e ai trucchi che permettono di tener desto l’amore. Il termine medicamina si riferisce appunto ai prodotti di bellezza, ai trucchi e ai preparati cosmetici che donne e fanciulle devono imparare a confezionare. Ma al di là delle ricette artigianali e dei consigli di bellezza, Ovidio si fa qui portavoce di una civiltà raffinata e colta, dedita alla cura dell’eleganza e alla ricercatezza delle forme, e questo manuale di arte cosmetica diventa specchio della ricca società augustea.
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Nonostante le critiche di moralisti e benpensanti, le cure estetiche e i cosmetici, come la biacca e le ciprie per donare al viso colori vivi e contrastati, le tinture per i capelli e gli unguenti profumati, si diffondono non solo tra le cortigiane e le donne di facili costumi, ma anche tra le classi più elevate. L’arte cosmetica antica non si limita al trucco vero e proprio, ma include anche l’ars ornatrix, l’uso di creme e maschere di bellezza per la cura del viso e del corpo, ottenute con olii e prodotti naturali, per ridurre le rughe, per dare candore e luminosità alla pelle, per cancellarne macchie e inestetismi, come efelidi e psoriasi. Oltre alle ricette di impacchi per la pelle riportate da Ovidio nei Medicamina, abbiamo le istruzioni tecniche del medico greco Galeno (II sec. d.C.) per la preparazione di due lozioni detergenti e tonificanti per il volto. La prima prevede una miscela di frumento, albume d’uovo e miele, mentre nella seconda si consiglia di spalmare sul viso e tenere per un giorno intero un impiastro fatto con incenso e terra rossa macinati insieme e amalgamati con del miele.
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Tra le tinture per i capelli, le donne romane amano in particolare il biondo fulvo, colorazione ottenuta con un impacco di cenere di faggio e lascivia,23 per il nero si utilizza invece l’antimonio impastato con grasso animale. Molto in voga è anche il rosso intenso, tintura ricavata dal seme di henna, una pianta detta, in latino, cypros, la cui varietà più pregiata cresce in Egitto.24 Tra il I e il II sec. d.C. a Roma vanno di moda i ricci: le ciocche di capelli vengono avvolte su ferri arroventati (calamistra) grazie ai quali si ottiene un perfetto “effetto permanente”. Le donne romane non disdegnano infine di indossare parrucche e toupet realizzati con capelli veri, provenienti dalle province oppure, con minor spesa, dalle schiave di casa.
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Grazie al frivolo poemetto ovidiano, che esalta l’ornamento effimero, il cultus, nel quadro di una società colta e raffinata, possiamo oggi osservare un aspetto della vita delle donne nell’antichità spesso censurato: indipendentemente dal piacere maschile «per qualunque donna è un diletto piacere a se stessa/ le fanciulle hanno a cuore e si deliziano della propria bellezza».
La tematica amorosa fu centrale in molte delle opere di Ovidio (Sulmona 43 a.C. - Tomi 17 d.C.). Trasferitosi nella capitale nel 30 a.C., Ovidio fu entusiastico interprete dello scintillante stile di vita della Roma augustea, di cui esaltò gli agi e le raffinatezze, il bel vivere e i consumi, lo splendore urbanistico. L’esilio, decretato nell’8 d.C., segnò una brusca interruzione nella sua carriera poetica. Tra le opere principali di Ovidio ricordiamo gli Amores, le Heroides, le Metamorfosi e i Fasti, calendario poetico in distici elegiaci. Delle cosiddette “opere dall’esilio” sono da attribuire con certezza a Ovidio i cinque libri dei Tristia e i quattro delle Epistulae ex Ponto.
È durevole solo l’amore per il buon carattere,
[gli anni devasteranno la vostra bellezza,
e il volto un tempo ammirato sarà solcato di rughe.
Verrà il giorno in cui vi spiacerà guardarvi allo specchio
e il raccapriccio sarà ulteriore causa di rughe.
La bontà d’animo invece resiste e dura a lungo
e a questa è fedele l’amore nel corso degli anni.