LOKKIO 16/12_per "Non è che un addio" di Mario Ferrando
16.12.2025
Non è che un addio
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| autori: | Mario Ferrando |
| formato: | Libro |
| prezzo: | |
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LOKKIO 16/12_per "Non è che un addio" di Mario Ferrando (di Mary Caridi)
Nella sua recensione al libro “Non è che un addio. Vite in un sussurro” di Mario Ferrando, medico imperiese edito nel 2025 dalla Casa Editrice La Vita Felice, lo psichiatra Ino Buscaglia propone una lettura ampia e profondamente riflessiva, che intreccia analisi letteraria, esperienza professionale e memoria personale.
Buscaglia sottolinea come l’opera parta da un tema oggi spesso rimosso: la morte. In una società che tende a nasconderla o a esorcizzarla attraverso il culto della salute, del corpo e dell’eterna giovinezza, Ferrando compie una scelta controcorrente. Entrando nei cimiteri del Ponente ligure, osserva le lapidi e affronta la morte direttamente, ricavandone però – evidenzia il recensore – un autentico inno alla vita, intesa come attenzione all’umanità, alle persone e ai loro valori.
Lo psichiatra evidenzia come lo sguardo dell’autore sia profondamente umano, frutto anche della sua esperienza di medico. Buscaglia mette a confronto la propria professione con quella di Ferrando, spiegando come il rapporto con la morte sia diverso per uno psichiatra e per un pediatra, ma ugualmente presente e doloroso. Questa familiarità sofferta, osserva, emerge chiaramente nella scrittura, che non si indurisce mai e mantiene insieme rigore e tenerezza.
Secondo Buscaglia, l’idea centrale del libro è al tempo stesso semplice e geniale: camminare nei cimiteri, leggere le frasi incise sulle lapidi e avviare da lì un lavoro di ricostruzione storica e umana. Ferrando studia, ricerca, colloca le vicende nel loro contesto e poi compie un passaggio narrativo decisivo, trasformando la cronaca in racconto e restituendo voce a chi non può più parlare.
Il recensore richiama inevitabilmente il confronto con l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, sottolineando però una differenza sostanziale. Se nell’opera americana prevale spesso un tono accusatorio e di denuncia verso l’ipocrisia sociale, nel libro di Ferrando lo sguardo appare meno giudicante e più benevolo. Non mancano le ingiustizie e le durezze della storia, precisa Buscaglia, ma l’autore non sembra voler dimostrare una tesi né mettere qualcuno alla gogna.
Buscaglia rimarca come Ferrando eviti sistematicamente di incasellare le persone in categorie politiche, sociali o ideologiche. Ogni vita raccontata mantiene la propria complessità, anche quando è segnata da errori, ambiguità o colpe. Nessuno diventa un esempio o un tipo umano: ogni personaggio resta una persona, con la sua irriducibile unicità.
Il recensore legge il libro con lo sguardo di chi, giunto a un’età matura, ha iniziato a fare i conti con la propria finitezza. In questo senso definisce l’opera una “consolazione attiva”, capace di ricordare ciò che conta davvero e di restituire dignità anche alle esistenze più marginali.
Nella recensione trova spazio anche un ricordo personale di Buscaglia, legato ai viaggi in treno verso Genova e allo sguardo gettato negli appartamenti lungo la ferrovia. In quei frammenti di vita quotidiana intravisti per pochi istanti, lo psichiatra riconosce la stessa emozione che attraversa il libro di Ferrando: la commozione per vite sconosciute ma piene di senso, di gioie e di dolori.
Buscaglia osserva come, nel libro, le lapidi diventino vere e proprie finestre sull’umanità. Poche parole incise, pochi oggetti, ma sufficienti a evocare mondi interi. Ferrando, scrive, si affaccia su queste esistenze con rispetto e discrezione, trasformando un sussurro in racconto e restituendo memoria e giustizia narrativa.
La recensione si conclude con un ringraziamento esplicito all’autore: “Non è che un addio. Vite in un sussurro” viene definito un libro che parte dalla morte per arrivare al trionfo della vita, ricordando che nessuna persona può essere ridotta a un nome e a due date, e che anche una lapide, se osservata con lo sguardo giusto, può diventare una porta spalancata sull’umanità.
LOKKIO - Non è che un addio
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