Franca Alaimo per Patrizia Camedda con «Il sapore ferroso dell'abbandono»
20.07.2026
Il sapore ferroso dell'abbandono
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| autori: | Patrizia Camedda |
| formato: | Libro |
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La poesia di Patrizia Camedda rifugge da ogni astrattismo concettuale, da traboccamenti emotivi e smanie di sperimentalismo.
Si tiene, invece, prossima alle cose concrete che vede nei suoi tragitti quotidiani per i quartieri di Torino ('la città chimica') che conservano i resti di capannoni industriali dismessi da tanti decenni, pilastri sventrati, tetti sbrecciati, impalcature di ferro ormai rugginoso. Ovunque, crepe, squarci, fenditure, a evidenziare uno stato di abbandono, che viene descritto con un lessico severo e controllato.
Patrizia Camedda scrive in un testo: 'mi sorreggono i piedi', come a volere sottolineare un modo di procedere nel tempo e nello spazio che è poi identico alla postura assunta nei riguardi della parola che non può avere altri riferimenti che l' oggettualità del reale, sebbene quest' ultimo coincida, per una serie di traslazioni emotive, con un paesaggio interiore segnato da crolli e abbandoni. Per questo stesso motivo, il delinearsi della speranza, che di sezione in sezione, si fa avanti con bagliori di luce più frequenti, prende avvio dalla constatazione della tenacia della natura che si radica fiorendo in ogni interstizio dei marciapiedi e dei muri, con la più ostinata volontà di sopravvivenza.
Probabilmente è intervenuta, a un certo punto, la conquista di un diverso punto di vista a mutare la lettura delle cose, se il cielo, fino allora apparso frantumato dalle cimase dei tetti, in uno degli ultimi testi si slarga intero sullo specchio del mare.
Perfino i verbi, chiusi sempre tra i margini di un presente soffocante (anche in termini socio-politici) e schiacciato da un passato dolente, si aprono al futuro.
Scrive l' autrice: "Ho raccolto frammenti/ e li ho seminati nei solchi./
Forse germoglieranno".
Immagino che la Camedda (che in questo passo mi ricorda l' antico indovinello veronese sulla scrittura) alluda proprio alla semina dei suoi versi come germogli che potrebbero fiorire ad ogni nuova lettura. Noi glielo auguriamo, anche perché la sua poesia, come scrive nella prefazione Silvia Rosa, è anche , insegnando a resistere e a restare 'qui ed ora' pur tra le macerie e le rovine del tempo attuale.
Franca Alaimo
luglio 26
Franca Alaimo
luglio 26














