Marisa Napoli per Rossana Oriele Bacchella con «Il grammofono del tempo»
Il grammofono del tempo
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| autori: | Rossana Oriele Bacchella |
| formato: | Libro |
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Marisa Napoli, nota a Rosanna Oriele Bacchella, Il grammofono del tempo, La vita felice, Milano 2023
Di solito, se azzeccato, il titolo di una silloge poetica fornisce le chiavi di lettura dell’opera. Etimologicamente ‘grammofono’ vuol dire ‘scrittura del suono’. E in questo caso il ‘suono’ è la voce del tempo: il tempo del mito e il tempo attuale, il tempo dell’immaginario e il tempo della realtà; la voce dell’interiorità dell’io lirico e la voce dell’io collettivo, sia le donne del mito, sia le donne di oggi, a cui la poetessa si sente legata da un rapporto di sorellanza, sorelle farfalle/ crisalidi o spine del pensiero (p.15). Il verso Donna che mi cammini accanto evoca un'immagine di condivisione, compagnia, parità, e racchiude in sé il sentimento di comprensione e di vicinanza emotiva dell’io lirico con tutte le donne. Il camminare fianco a fianco, rimanda al percorso, intrapreso dalla poetessa, di conoscenza di sé donna nello scrutare l’universo delle altre donne, spesso enigmatico, arcano, indecifrabile, a volte ambiguo, ma certamente forgiato nei secoli, anzi nei millenni, da società prevalentemente patriarcali che ne hanno soffocato potenzialità creative e punti di vista diversi da quelli maschili.
L’obiettivo è proprio questo: ripescare personaggi femminili mitologici attraverso la lettura dei classici, interpretare, quasi attraverso una introiezione fisica, la loro figura, coglierne i caratteri essenziali e le tematiche peculiari, che diventano motivo di riflessione e di confronto con tematiche inerenti alla vita delle donne di oggi. Questa analisi comparata viene messa in evidenza con la collocazione sinottica del personaggio del mito (il falso dell’immaginario arcaico), a sinistra in corsivo; a destra in tondo, l’attualizzazione (il vero della condizione femminile nella realtà attuale).
Il lettore vede snodarsi una teoria di donne che il racconto mitico, o la poesia epica, o la tragedia ci hanno tramandato, con modalità narrative diverse, che comunque offrono strumenti di comprensione della complessità della vita e nello stesso tempo lenimenti per aiutare a sopportarla. Così la poesia di Bacchella offre la possibilità di accostare il lettore all’universo, misterioso femminile, variegato: Forse non sei l’una/ e forse non sei l'altra/ ma tu sei questa quella/ -mille altre ancora- e insondabile l'arcano/ che l'uomo saggio coglie in dono.
La prima volta che ho ascoltato la poesia di Bacchella al Plinio di via Tortona a Milano ricordo di aver notato un ritmo più intenso, adeguato al tema, nelle poesie dedicate al mito, per esempio, in quella delle Baccanti, mentre il ritmo cambiava, assolutamente in termini diversi, nelle poesie del nostro tempo. È come se il nostro tempo, in quella specifica poesia, non riuscisse a comprendere la dimensione della tragedia greca. L’ebbrezza della liberazione delle ragazze oggi che si scatenano in discoteca è sottolineata da una musica martellante, assordante, che riesce a portare allo sballo, ma non ha niente dell’invasamento dionisiaco delle Baccanti che scoprono in quell’ebbrezza il loro rapporto con la natura e col divino. Forse il nostro tempo, impastato di drammi, non comprende più la tragedia.
Ma Bacchella non rinuncia alla ricerca del buio ciglio… nella spola tra Oriente e Occidente (p.14),anzi persiste nella necessità di attraversare le zone d'ombra, le differenze tra mondi e culture diverse, riflettendo sulle costanti che si sono ripetute e si ripetono ancora nei meccanismi di disconoscimento della dignità delle donne, del loro valore, di non riconoscimento della loro alterità, di imposizione di soprusi e di violenze, sia nell’ambito familiare, sia nella società.
E a mano a mano che si attraversa il buio, si acquista nuova consapevolezza attraverso il canto poetico. Il discorso assume una valenza ecologica sin dall’inizio quando appare sulla scena la dea Madre: o venerabile Dea, tu puoi dare agli uomini i beni, tu li puoi togliere (Omero, p.17, in esergo). Ma la potenza di questa energia primordiale, generatrice del tutto, storicamente è stata domata da infinite civiltà dei padri. Ma non poche sono le figure che hanno opposto resilienza, chi più chi meno: Estia, Persefone, Artemide, ma anche le Troiane, sconfitte e ormai schiave, con grande dignità alzano urla dal Coro mai muto/per svelare la legge tribale/ che ancora affligge la donna/ per mano d’un patriarca, un fratello/ o dell’uomo che dice d’amarla (p.64). E come una eco che attraversa i millenni tutti noi sentiamo le urla di ribellione delle donne afghane, velate, contro i talebani (p. 65) o delle curde in lotta (p. 63) o, ancora oggi, delle iraniane.
La poesia finale, propone al lettore il tema del rapporto follia-creazione: soltanto la forza creativa (lucida follia) delle donne può scatenare tempeste contro convenzioni sociali che hanno perpetrato sulle donne secoli di stupri (p. 79), dei loro corpi, dei loro sentimenti, delle loro intelligenze, del loro modo di leggere il mondo, la natura, i rapporti. La citazione del verso di Alda Merini e l’omaggio-dedica alla poetessa, affida alla forza creativa della poesia il compito di far conoscere l’universo-donna e imparare ad amarla per quella che è.
20.4.26














