Piantaggine. Anno Domini MCMXXI
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Nel cuore di una stagione segnata da sconvolgimenti storici e tragedie personali, la poesia di Anna Achmàtova raggiunge uno dei suoi vertici lirici. La Rivoluzione del 1917 ha cambiato il volto di Pietrogrado (l’odierna San Pietroburgo), e gli anni successivi sono segnati dalla carestia, dall’impoverimento e da crescenti tensioni politiche. Mentre molti intellettuali russi scelgono la via dell’esilio, l’Achmàtova decide di rimanere in patria, affidando alla poesia anche il compito di testimoniare i drammi e le sofferenze del proprio tempo.
A questo periodo appartengono Piantaggine e Anno Domini MCMXXI, due raccolte nelle quali le vicende personali della poetessa si intrecciano a quelle della Storia. L’amore, la gelosia, le attese e gli addii convivono con il dolore per gli affetti perduti, il ricordo di un mondo scomparso e la riflessione sul destino della Russia. A tutto questo l’Achmàtova dà espressione con una lingua essenziale, attenta ai particolari della vita quotidiana, capace di raccontare anche le esperienze più dolorose.
Le due raccolte sono presentate nella traduzione ritmica di Bruno Osimo, con testo russo accentato a fronte e particolare attenzione alla musicalità dei versi originali.
Quarta di copertinaPietrogrado, 1919
E noi per sempre abbiam scordato, reclusi in città selvaggia,
le steppe, i laghi, le città
e le albe della grande patria.
Nel cerchiosangue notte e dì languor crudele ci tormenta...
Nessuno vuole aiutarci
perché a casa siam rimasti,
perché amiamo la città e non la libertà alata,
e per noi stessi abbiam guardato
palazzi, fuoco e le sue acque.
Un altro tempo si avvicina, di morte il vento gela il cuore,
ma a noi la sacra urbe di Pëtr
sarà spontaneo monumento. 1920 Indice testuale 5 Nota alla traduzione
9 Traslitterazione Подоро́жник - Anno Domini MCMXXI Piantaggine - Anno Domini MCMXXI
Подоро́жник
Piantaggine
Anno Domini MCMXXI Anno Domini MCMXXI
I. После всего I. Dopo tutto
II. MCMXXI II. MCMXXI
III. Голос памяти III. La voce della memoria
Biografia dell'autoreAnna Achmàtova (Odessa, 1889 - Mosca, 1966) è stata una poetessa russa. Esordì con due volumi di liriche (Sera, 1912, e Rosario, 1914). L’originalità dell’Achmàtova si rivelò nel taglio intimistico delle sue poesie. Dopo la pubblicazione di Stormo bianco (1917) e Anno Domini MCMXXI (1922), Achmàtova serbò, per ragioni politiche, un lungo silenzio, solo a tratti interrotto da liriche dense di malinconia per gli orrori della guerra (Da sei libri, 1940). Nel 1946, accusata di disimpegno politico, venne espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici. Fu “riabilitata” nel 1955. La sua ultima opera di rilievo, Poema senza eroe (1942-62), è un coraggioso tentativo di conciliare l’intimismo delle liriche giovanili con una più drammatica visione della realtà.
Bruno Osimo (Milano, 14 dicembre 1958), è traduttore dal russo e dall’inglese, semiotico e scrittore. Insegna alla Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli. Dal 1980 traduce per varie case editrici (Babel’, Bulgakov, Čechov, Dostoevskij, Gogol’, Lotman, Peirce, Puškin, Saltykòv-Ščedrin, Spender, Steinbeck, Teresa di Calcutta, Tolstoj). Ha pubblicato il libretto divulgativo Semiotica per principianti. Dal 2020 si dedica alla traduzione di poeti russi con particolare attenzione a ricreare il metro e il ritmo del verso originale. Pietrogrado, 1919
E noi per sempre abbiam scordato, reclusi in città selvaggia,
le steppe, i laghi, le città
e le albe della grande patria.
Nel cerchiosangue notte e dì languor crudele ci tormenta...
Nessuno vuole aiutarci
perché a casa siam rimasti,
perché amiamo la città e non la libertà alata,
e per noi stessi abbiam guardato
palazzi, fuoco e le sue acque.
Un altro tempo si avvicina, di morte il vento gela il cuore,
ma a noi la sacra urbe di Pëtr
sarà spontaneo monumento. 1920 |
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Prima di essere pubblicato, dovrà essere approvato dalla redazione.
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