Encomio di Elena
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L’Encomio di Elena (390 a.C. circa) risale alla prima fase dell’attività didattica di Isocrate. È un modello di encomio in prosa di un personaggio del mito.
Nella prima parte Isocrate attacca indiscriminatamente tutti: predecessori e contemporanei, filosofi e retori, teorici e tecnici, perché tutti sono dediti, a suo avviso, a speculazioni astratte, alla trattazione di argomenti “insoliti e paradossali”, inutili per la vita pratica. La scelta dell’encomio di colei che da quasi tutta la tradizione greca era stata biasimata come causa di rovina e di lutto, a dispetto dell’apparenza “insolita e paradossale”, viene da Isocrate svolto in maniera conforme a tutti gli altri suoi discorsi di argomento “serio”. E ciò vale sia per i contenuti sia per lo stile. Quarta di copertinaVi sono alcuni che, scelto un argomento insolito e paradossale, sono orgogliosi se riescono a trattarlo in maniera sopportabile: gli uni sono invecchiati ripetendo che non è possibile né dire né confutare il falso e neppure contrapporre due discorsi sui medesimi temi, gli altri sostenendo che coraggio, sapienza e senso di giustizia coincidono, che per natura noi non possediamo nessuna di queste virtù e che una sola è la scienza che le riguarda tutte. Altri ancora perdono tempo in dispute che non servono a nulla e che sono anzi fonte di noia per coloro che vi si accostano. Indice testuale7 Introduzione di Monica Tondelli
18 Note all’introduzione 20 Cronologia isocratea
24 Bibliografia
30 Schema dell’opera
31 Encomio di Elena 75 Note Biografia dell'autoreIsocrate (Atene, 436-388 a.C.), scrittore e oratore, fu allievo dei sofisti, ma fece parte anche del circolo di Socrate. Fu oratore giudiziario su commissione (logografo) dal 402 al 391, ma la sua attività principale fu quella di maestro d’eloquenza ad Atene, dove fondò una celebre scuola.
Morì vecchissimo, poco dopo la battaglia di Cheronea, in cui Filippo di Macedonia ottenne l’egemonia sulle città greche. Vi sono alcuni che, scelto un argomento insolito e paradossale, sono orgogliosi se riescono a trattarlo in maniera sopportabile: gli uni sono invecchiati ripetendo che non è possibile né dire né confutare il falso e neppure contrapporre due discorsi sui medesimi temi, gli altri sostenendo che coraggio, sapienza e senso di giustizia coincidono, che per natura noi non possediamo nessuna di queste virtù e che una sola è la scienza che le riguarda tutte. Altri ancora perdono tempo in dispute che non servono a nulla e che sono anzi fonte di noia per coloro che vi si accostano. |
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