La vita di Violet
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I tre racconti giovanili qui raccolti, tradotti per la prima volta in italiano, rimasti a lungo dispersi o considerati minori, restituiscono al lettore una Virginia Woolf inattesa: ironica, sperimentale, già sorprendentemente consapevole della propria voce. Quarta di copertinaVi erano donne giganti, sdraiate su delle poltrone come statue greche e avvolte da drappi cosicché il vento ne svelasse piccoli punti scintillanti sulle spalle. Esse ridevano e si servivano di fragole e panna come se osservassero un allegro scorcio di mondo; passavano la mano nella ricca pelliccia di un cane chow chow, proprio dove gli piaceva essere accarezzato; percorrevano di continuo su e giù la scala del linguaggio umano come flauti in un canone perpetuo, che si sollevava e progrediva attraverso il prato, mentre i loro nastri spumeggiavano nell’erba dietro di loro, e scuotevano i boccioli di ciliegio di un albero benevolo sul volto di un bambino che ne gioiva e batteva le mani, come alla vista di una familiare pioggia di farfalle color cremisi. Vi erano anche altre dame simili a fiori che si erano allontanate dai giacigli, anemoni e fritillarie impresse di nero fregio e alcuni tulipani dritti, resi fulvi dal tramonto che ne abbracciava gli steli verdi e turgidi. Fiori davvero di ogni sorta, le cui voci risuonavano come petali fluttuanti e baciavano l’aria, o che stridevano come stridono le foglie dei tulipani freschi quando vengono sfregate tra loro, tanto da far desiderare di spremerne il succo. Indice testuale5 Introduzione 129 Note al testo Biografia dell'autoreVirginia Woolf (1882-1941) è considerata una delle più importanti figure della letteratura inglese del XX secolo. Frequentò da giovanissima i maggiori artisti e letterati dell’età vittoriana e diede vita, con la sorella Vanessa, al Bloomsbury Group, destinato a dominare per oltre un trentennio il panorama culturale inglese. Partecipò attivamente alla lotta per la parità di diritti tra i sessi. Tra le sue opere più importanti vanno ricordate La signorina Dalloway, Gita al faro, Orlando e Una stanza tutta per sé, oltre ad alcune raccolte di saggi, The Common Reader: First Series e The Common Reader: Second Series, nonché The Death of the Moth and Other Essays, pubblicato postumo nel 1942. Vi erano donne giganti, sdraiate su delle poltrone come statue greche e avvolte da drappi cosicché il vento ne svelasse piccoli punti scintillanti sulle spalle. Esse ridevano e si servivano di fragole e panna come se osservassero un allegro scorcio di mondo; passavano la mano nella ricca pelliccia di un cane chow chow, proprio dove gli piaceva essere accarezzato; percorrevano di continuo su e giù la scala del linguaggio umano come flauti in un canone perpetuo, che si sollevava e progrediva attraverso il prato, mentre i loro nastri spumeggiavano nell’erba dietro di loro, e scuotevano i boccioli di ciliegio di un albero benevolo sul volto di un bambino che ne gioiva e batteva le mani, come alla vista di una familiare pioggia di farfalle color cremisi. Vi erano anche altre dame simili a fiori che si erano allontanate dai giacigli, anemoni e fritillarie impresse di nero fregio e alcuni tulipani dritti, resi fulvi dal tramonto che ne abbracciava gli steli verdi e turgidi. Fiori davvero di ogni sorta, le cui voci risuonavano come petali fluttuanti e baciavano l’aria, o che stridevano come stridono le foglie dei tulipani freschi quando vengono sfregate tra loro, tanto da far desiderare di spremerne il succo. |
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