Gaspara Stampa e altre poetesse del ’500
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Non intendiamo stabilire il genere letterario “poetesse”, contrapposto al genere “poeti”, sebbene nella inanità critica dei generi letterari, tanto cara a chi non cerca la sostanza poetica ma si appaga dei suoi casellari notarili, esso avrebbe non minor senso dell’egloga piscatoria o della ilaro-tragedia satiro-pastorale. Chi si contenta di osservazioni generali, più o meno approssimative, dirà che la poesia femminile è sempre romantica, anche quando tocca la suprema, l’aurea perfezione, di Saffo. [...] Ma queste osservazioni non devono distrarci dall’essenziale, da quella sostanza poetica cioè che è la sola legittima ricerca della critica. Noi intendiamo valerci di uno spontaneo aggruppamento pratico, con l’intesa che ciascun poeta di quel «terribile sesso» di cui parlava, attratto e pure atterrito, Alessandro Manzoni, va considerato nella sua particolare originalità umana, e diciamo pure nella particolare virtù inventiva, espressa solamente nello stile e nel tono del suo testo. Una considerazione di storia del costume può servire a meglio spiegare questo legittimo raggruppamento, ricordando che il Cinquecento è ricco di poetesse. dall’introduzione di Francesco Flora Quarta di copertinaVoi, ch’ascoltate in queste meste rime Indice testuale 5 Presentazione Biografia dell'autoreFrancesco Flora (1891-1962), critico letterario. La sua critica, partendo dalle giovanili esperienze del dannunzianesimo e del futurismo, si basa sui principi dell’estetica di Croce e in genere dello storicismo idealista, ma la sua ricerca e il suo metodo si volgono soprattutto a individuare il valore “musicale”, il ritmo e il potere trasfigurativo della parola. Voi, ch’ascoltate in queste meste rime |
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