Il libro dei nomi
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Che ricordi le avventure della nascita o i tratti del corpo, un episodio della memoria familiare o il vizio di un lontano antenato, il nome proprio racchiude in una manciata di lettere le storie individuali degli uomini e delle donne di Roma antica e insieme il profilo di un’intera cultura, per la quale esso non è mai un’etichetta neutrale o insignificante, ma l’icona di una personalità o di un destino. Il Libro dei nomi, misteriosa operetta giunta a noi in forma anonima, e l’accluso Dizionario etimologico, contengono tutto ciò che i Romani hanno scritto su questo affascinante aspetto del loro mondo. Quarta di copertinaIn passato le donne usarono spesso prenomi come Rutilia, Cesellia, Rodacilla, Murrula o Burra, tutti derivati da termini indicanti un colore. Furono invece tratti dai loro corrispettivi maschili prenomi come Gaia, Lucia, Publia o Numeria. D’altra parte, quello impiegato con maggiore frequenza fra tutti era Gaia: dicono infatti che Gaia Cecilia, moglie del re Tarquinio Prisco, eccellesse nella lavorazione della lana; da questo era derivato l’uso che le spose novelle, quando davanti alla soglia della casa maritale veniva chiesto loro il nome, rispondessero di chiamarsi Gaia.Biografia dell'autoreIl Libro dei nomi ci è giunto, senza indicazione dell’autore, in calce di Fatti e detti memorabili di Valerio Massimo, un retore attivo nella prima metà del I secolo d.C.Mario Lentano insegna Lingua e letteratura latina presso l’Università di Siena. I suoi interessi di studio riguardano il teatro, la retorica, le relazioni familiari e la tradizione leggendaria sulle origini di Roma. Per l’editore La Vita Felice ha curato Terenzio, I due fratelli (2017); Tito Livio, La morte di Cicerone (2019); Aulo Cremuzio Cordo, Gli Annali. Testimonianze e frammenti (2021); Elio Donato, Vita di Virgilio (2022); Anonimo, Il libro dei nomi (2024); Seneca il Vecchio, Storie di adulterio (2025) tutti apparsi nella collana “Saturnalia”.
In passato le donne usarono spesso prenomi come Rutilia, Cesellia, Rodacilla, Murrula o Burra, tutti derivati da termini indicanti un colore. Furono invece tratti dai loro corrispettivi maschili prenomi come Gaia, Lucia, Publia o Numeria. D’altra parte, quello impiegato con maggiore frequenza fra tutti era Gaia: dicono infatti che Gaia Cecilia, moglie del re Tarquinio Prisco, eccellesse nella lavorazione della lana; da questo era derivato l’uso che le spose novelle, quando davanti alla soglia della casa maritale veniva chiesto loro il nome, rispondessero di chiamarsi Gaia.
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