Paradosso sull'attore
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Sarebbe errato relegare il Paradosso nell’ambito della specificità teatrale: nella forma serrata del dialogo, che nel suo movimento dialettico esprime al meglio la complessità del pensiero diderotiano, esso affronta anche il problema, cruciale nell’estetica, del “modello ideale” e della sua funzione nella rappresentazione della realtà. Prendendo posizione contro la “sensibilità”, Diderot rifiuta ogni forma passiva, impulsiva di imitazione della natura: l’arte non può ridursi al puro e semplice effetto psicologico dell’immedesimazione, ma deve essere adeguazione critica a un modello, a un fulcro ideale, risultato – a sua volta – di un complesso lavoro di osservazione e di riflessione sui dati del reale.
Quarta di copertinaIo credo che un grande attore abbisogni di un grande senso critico. Bisogna che quell’uomo sia nel tempo stesso uno spettatore freddo e tranquillo. Esigo quindi da lui una penetrazione e nessuna sensibilità: l’arte di imitar tutto, o, ciò che poi è identico, una eguale attitudine per ogni sorta di caratteri e di ruoli.Indice testuale5 Prefazione di Alessandro Varaldo Biografia dell'autoreDenis Diderot (Langres, 1713 - Parigi, 1784) è noto soprattutto per aver portato a termine insieme a D’Alembert l’imponente programma di conoscenza di tutto il sapere umano noto come l’Encyclopédie e averlo concretizzato nei suoi diciassette tomi. Oltre che acceso poligrafo, storico dell’antichità, filosofo della natura e della morale dell’uomo, studioso di estetica, conoscitore dei problemi della società francese del suo tempo, Diderot è stato sicuramente uno dei padri della letteratura francese moderna. Anche se la maggior parte dei suoi testi letterari (i romanzi La monaca e Jacques il fatalista e il suo padrone o il dialogo filosofico Il nipote di Rameau) rimasero inediti durante la sua vita, il loro influsso sulla cultura letteraria successiva è stato straordinario e fortemente innovativo.
Io credo che un grande attore abbisogni di un grande senso critico. Bisogna che quell’uomo sia nel tempo stesso uno spettatore freddo e tranquillo. Esigo quindi da lui una penetrazione e nessuna sensibilità: l’arte di imitar tutto, o, ciò che poi è identico, una eguale attitudine per ogni sorta di caratteri e di ruoli.
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