Lo stile di Lisia
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Dionigi è stato autore di diversi trattati di retorica, con i quali dimostra di aver studiato approfonditamente i migliori modelli attici: tra questi Sugli oratori antichi, un trattato sui dieci oratori secondo il canone di Cecilio di Calatte. Ci è giunto per intero il primo libro, contenente le parti che riguardano Lisia, Isocrate e Iseo. Del secondo libro ci è giunta una breve parte che riguarda Demostene: Sullo stile di Demostene. La nostra casa editrice pubblica il breve trattato su Lisia, famoso oratore del IV secolo, riguardante il modo di unire le parole e di formare discorsi efficaci affinché l’oratore riesca a esercitare la massima influenza sul pubblico ascoltatore. Quarta di copertinaLisia è estremamente puro nella sua elocuzione e rappresenta un modello perfetto di lingua attica, non di quella dal colorito arcaicheggiante, della quale si avvalgono Platone e Tucidide, ma di quella comunemente usata ai suoi tempi, come è possibile ricavare dai discorsi di Andocide, di Crizia e di molti altri oratori. Indice testuale7 Introduzione Biografia dell'autoreDionigi di Alicarnasso fu autore di numerosi trattati di retorica e di critica letteraria dai quali emerge chiara la sua sottile conoscenza dei principali esponenti della prosa attica del V e IV secolo a.C. Oltre a un’opera di natura storico-antiquaria, intitolata Antiquitates Romanae, la notorietà di Dionigi è infatti dovuta a importanti trattati retorici come il De oratoribus antiquis, di cui rimane il primo libro (contenente gli studi attorno allo stile di Lisia, Isocrate e Iseo) e parte del secondo che comprende il complesso studio Sullo stile di Demostene (il De Demosthene) e il De compositione verborum. La nostra casa editrice pubblica il breve trattato Lo stile di Lisia (De Lysia), stile di cui il retore di Alicarnasso pone in evidenza le peculiarità, facendo anche oggetto di studio l’efficacia comunicativa dell’oratoria lisiana sul pubblico spettatore. Lisia è estremamente puro nella sua elocuzione e rappresenta un modello perfetto di lingua attica, non di quella dal colorito arcaicheggiante, della quale si avvalgono Platone e Tucidide, ma di quella comunemente usata ai suoi tempi, come è possibile ricavare dai discorsi di Andocide, di Crizia e di molti altri oratori. |
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