Brooklyn è
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Nel 1939 la rivista «Fortune» commissiona a James Agee un reportage su Brooklyn. Il testo che ne nasce, però, oltrepassa di gran lunga i confini del giornalismo tradizionale e rimane inedito fino al 1968, quando viene pubblicato postumo.
In Brooklyn è la città non viene semplicemente descritta: viene attraversata, ascoltata, respirata. Dalle case di Brooklyn Heights alle strade di Flatbush, Canarsie e Sheepshead Bay, Agee registra edifici, finestre, cortili, negozi, odori, rumori, corpi e volti, componendo il ritratto di una metropoli alla vigilia della Seconda guerra mondiale. La sua è una flânerie senza itinerario prestabilito, continuamente attratta da un dettaglio, una deviazione, una presenza: la precisione cartografica dello sguardo convive con una scrittura quasi “orale”, che procede per accumulazioni e improvvise accensioni, seguendo il ritmo stesso di Brooklyn. Ne nasce un testo sospeso tra reportage e poesia, in cui Brooklyn appare come un organismo vivo e mutevole: una città fatta non soltanto di strade e di edifici, ma delle milioni di esistenze che la percorrono, la abitano e vi fanno ritorno. Quarta di copertina[...] e per strada le orgogliose grida dei bambini, lo sguardo tirato dei padri, le bellezze in dissolvenza delle giovani mogli, lo sprofondare in trono degli anziani, e lungo cinquemila finestre al piano rialzato immerse nella loro penombra, in agguato dietro tende abbassate che respirano, gli occhi di donne raggomitolate che invecchiano con gli occhi fissi sulla monotonia della strada, lo sguardo di leonesse stanche dentro uno zoo senza fine in un pomeriggio afoso: e al sanguinare dei primi neon, il ritorno a casa delle dattilografe; e degli studenti in abiti impeccabili e cravatte strette, che trasportano i loro libri tossici, e lo scarno capannello, dove uomini ingentiliti dalla stanchezza bevono birra nel conforto delle loro rispettive voci e del nickelodeon: e nelle sere, qui quasi nelle cordiali loquacità ebraiche di Brownsville, un tale brulichio, affetto, pazienza, amarezza e vitalità in essere che le parole non possono riprodurre.Indice testuale5 Introduzione15 Bibliografia Brooklyn è 18 Brooklyn Is 19 Brooklyn è 95 Note al testo Biografia dell'autoreJames Agee (Knoxville, Tennessee, 1909 - New York, 1955) si laureò a Harvard e lavorò come giornalista per prestigiose riviste quali «Fortune» e «Time», firmando anche recensioni e sceneggiature cinematografiche. Pubblicò una raccolta di poesie (Permit Me Voyage, 1934) e il celebre Sia lode ora a uomini di fama (1941, con Walker Evans). L’unico suo romanzo, Una morte in famiglia uscì postumo nel 1957, vincendo il Pulitzer nel 1958.Eugenia Serravalli è laureata in Materie Letterarie. Tra il 2006 e il 2008 ha tradotto Confessions of a Hitman (Confessioni di un sicario) di Richard Godwin e rivisto la traduzione di Moonlight Sonata di Vincent Zandri. Dopo numerosi corsi di traduzione dall’inglese, nel 2023 ha tradotto il romanzo The Wonderful History of Mr. Robert Dalyell (L’incredibile storia di Mr Dalyell). Infine, per La Vita Felice, ha curato e tradotto con Letizia Paganelli i romanzi di Jane Austen Evelyn e Kitty, o la Pergola.
[...] e per strada le orgogliose grida dei bambini, lo sguardo tirato dei padri, le bellezze in dissolvenza delle giovani mogli, lo sprofondare in trono degli anziani, e lungo cinquemila finestre al piano rialzato immerse nella loro penombra, in agguato dietro tende abbassate che respirano, gli occhi di donne raggomitolate che invecchiano con gli occhi fissi sulla monotonia della strada, lo sguardo di leonesse stanche dentro uno zoo senza fine in un pomeriggio afoso: e al sanguinare dei primi neon, il ritorno a casa delle dattilografe; e degli studenti in abiti impeccabili e cravatte strette, che trasportano i loro libri tossici, e lo scarno capannello, dove uomini ingentiliti dalla stanchezza bevono birra nel conforto delle loro rispettive voci e del nickelodeon: e nelle sere, qui quasi nelle cordiali loquacità ebraiche di Brownsville, un tale brulichio, affetto, pazienza, amarezza e vitalità in essere che le parole non possono riprodurre.
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