Ibis
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Relegato sul Mar Nero da Augusto per motivi ancora non del tutto chiari, lontano dalla Roma che tanto amava, Ovidio non chiede più di essere richiamato in patria o di ottenere la clemenza dell’imperatore: vuole vendetta. Il frutto di questa è un’invettiva ferocissima. Più di seicento versi che scagliano maledizioni contro un traditore, chiamato, con un odioso senhal, Ibis. Il poeta gli augura ogni dolore, tormento o morte subiti da personaggi noti o meno noti della mitologia e della storia. Abbandonata la leggerezza del poeta dell’amore, Ovidio qui mostra la rabbia dell’esilio e il dolore del tradimento, ma soprattutto la potenza della parola come unica arma rimasta.
Per chi ama il poeta di Sulmona, Ibis rappresenta il lato oscuro del suo genio; per chi lo scopre ora, questo poemetto è la dimostrazione che la penna può ferire come e più della spada. Quarta di copertinaNé ti spetteranno funerale e lacrime dei tuoi:sarai esposto col corpo incompianto e fra scrosci di applausi sarai trascinato dalle mani del boia, e sarà conficcato un uncino nelle tue ossa. Ti schiferanno financo le fiamme che afferrano ogni cosa, la giusta terra risputerà la salma odiosa, con unghie e becco lentamente un avvoltoio strapperà le tue viscere e apriranno gli avidi cani il cuore traditore, e sul tuo corpo (va’ pure fiero di questo onore) vi sarà una rissa di insaziabili lupi. Indice testuale9 Introduzione68 Nota critica Ibis 72 Tempus ad hoc lustris bis iam mihi quinque peractis 73 Fino ad oggi, superati ormai i cinquant’anni 131 Note 183 Nota bibliografica Biografia dell'autorePublio Ovidio Nasone (Sulmona, 43 a.C. - Tomi, 17 d.C.) fu uno dei più importanti poeti latini. Trasferitosi nella capitale nel 30 a.C., fu entusiastico interprete dello scintillante stile di vita della Roma augustea, di cui esaltò gli agi e le raffinatezze, il bel vivere e i consumi, lo splendore urbanistico. L’esilio, decretato nell’8 d.C., segnò una brusca interruzione nella sua carriera poetica. Tra le opere principali di Ovidio ricordiamo gli Amores, le Heroides, le Metamorfosi e i Fasti, calendario poetico in distici elegiaci. Delle cosiddette “opere dall’esilio” sono da attribuire con certezza a Ovidio i cinque libri dei Tristia e i quattro delle Epistulae ex Ponto.
Né ti spetteranno funerale e lacrime dei tuoi:
sarai esposto col corpo incompianto e fra scrosci di applausi sarai trascinato dalle mani del boia, e sarà conficcato un uncino nelle tue ossa. Ti schiferanno financo le fiamme che afferrano ogni cosa, la giusta terra risputerà la salma odiosa, con unghie e becco lentamente un avvoltoio strapperà le tue viscere e apriranno gli avidi cani il cuore traditore, e sul tuo corpo (va’ pure fiero di questo onore) vi sarà una rissa di insaziabili lupi. |
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