Elettra
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L’Elettra di Euripide (di datazione incerta: si può collocare fra il 422 e il 416 a.C.) ripropone la storia della vendetta compiuta da Oreste contro la madre Clitennestra e l’amante di lei, Egisto, colpevoli di aver assassinato suo padre Agamennone, di ritorno dalla guerra di Troia, in una chiave innovativa fin dall’ambientazione, insolita e volutamente marginale: una modesta casetta nella zona di confine tra l’Argolide e la Laconia, dove abita il povero contadino al quale è stata fatta sposare Elettra, la sorella di Oreste, che attende ansiosamente il ritorno del fratello vendicatore, immersa in un dolore inconsolabile. La vendetta, inesorabilmente, si compirà, ma l’effetto straniante di queste vistose alterazioni del tessuto mitico spinge il pubblico ad approfondire la riflessione sui punti più inquietanti di una vicenda, che la collocazione in una sfera quasi quotidiana fa risaltare con maggior vigore. Le storie e i personaggi del mondo eroico perdono la loro grandezza quando sono proiettati in una dimensione meno remota, dove la loro incongruità finisce per portare alla luce le contraddizioni insite in un patrimonio di valori etici e culturali forse non più totalmente adeguato alle esigenze di una società in profonda evoluzione.
Quarta di copertinaCoro – Come mai, voi che siete dèi
e fratelli di colei che è stata uccisa,
non avete stornato la morte dalla casa? Castore – Il destino e la necessità spingevano a questo fato, e i responsi non saggi dell’oracolo di Febo.
Oreste – Anche a me è concesso parlarvi, Tindaridi?
Castore – Anche a te: a Febo imputerò
questo spargimento di sangue.
Elettra – Ma quale Apollo, quali oracoli
hanno fatto di me l’assassina di mia madre?
Castore – Comuni le azioni, comune il destino:
un’unica colpa, quella dei padri,
vi straziò entrambi. Indice testuale7 Introduzione
43 Tavola sinottica delle tre versioni 47 Bibliografia 51 Elettra 167 Commento 259 Appendice iconografica Biografia dell'autoreEuripide nacque ad Atene attorno al 485 a.C. e morì in Macedonia, dov’era stato invitato dal re Archelao, nell’inverno del 407-406; egli fu l’ultimo, e ai suoi tempi il più controverso, dei tre grandi tragici ateniesi. Di lui sopravvivono diciassette tragedie e un dramma satiresco, su una novantina di titoli tramandati; in vita ottenne solo cinque vittorie, ma dopo la morte le sue opere non cessarono di essere, e lo sono ancora oggi, fra le più amate e rappresentate. Di Euripide si è sempre detto tutto e il contrario di tutto: misogino e femminista, patriota e pacifista, innovatore e reazionario, egli è soprattutto un grande tragediografo, l’autore dell’estremo tentativo di adattamento della tragedia al mutare dei tempi, e un grande uomo di teatro, al punto che molte delle sue innovazioni drammaturgiche trovarono la via, attraverso la Commedia Nuova, del dramma classico europeo. La propensione di Euripide per l’utilizzo, e spesso anche l’invenzione, di versioni alternative del mito si conferma nell’Elettra, che tratta di uno dei momenti cruciali della sanguinosa storia della famiglia degli Atridi: la vendetta del giovane Oreste contro gli assassini del padre Agamennone era stata oggetto delle Coefore di Eschilo e fu ripresa anche nell’Elettra di Sofocle, ma la versione euripidea si distingue per una serie di innovazioni che ne accentuano il carattere problematico e provocatorio. Coro – Come mai, voi che siete dèi
e fratelli di colei che è stata uccisa,
non avete stornato la morte dalla casa? Castore – Il destino e la necessità spingevano a questo fato, e i responsi non saggi dell’oracolo di Febo.
Oreste – Anche a me è concesso parlarvi, Tindaridi?
Castore – Anche a te: a Febo imputerò
questo spargimento di sangue.
Elettra – Ma quale Apollo, quali oracoli
hanno fatto di me l’assassina di mia madre?
Castore – Comuni le azioni, comune il destino:
un’unica colpa, quella dei padri,
vi straziò entrambi. |
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Prima di essere pubblicato, dovrà essere approvato dalla redazione.
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