Epigrammi
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Meleagro di Gadara è una delle voci più sensibili e raffinate dell’epigramma greco. Questo volume ne raccoglie l’intero corpus poetico, restituendo al lettore l’opera di un autore vissuto tra il II e il I secolo a.C., prima che il regno ellenistico di Siria cadesse sotto il dominio romano.
Meleagro va ricordato anzitutto come autore della Corona (in greco Stephanos), un’antologia che riuniva i principali epigrammisti dalle origini del genere fino alla sua epoca. In quella raccolta, accanto ai componimenti di molti altri poeti, Meleagro inserì anche i propri. Fu un’intuizione decisiva: grazie alla Corona si sono infatti conservate opere di autori minori che, se tramandate singolarmente, sarebbero quasi certamente andate perdute.
Breve quadretto poetico composto quasi sempre in distici elegiaci, l’epigramma si concentra su un episodio, una celebrazione, una dedica, oppure dà voce ai sentimenti dell’amore e dell’amicizia. In tutte queste forme Meleagro rivela una sensibilità straordinaria; ma è soprattutto negli epigrammi erotici che la sua poesia raggiunge la sua espressione più intensa, dando voce alla forza di un sentimento autentico.
Quarta di copertinaVII, 476 Lacrime anche laggiù, sottoterra, nell’Ade io ti dono, Eliodora, come reliquie del mio amore, lacrime tanto amare; sulla tua molto lacrimata tomba io le spargo, in memoria del desiderio, in memoria dell’amore. Pietosamente, pietosamente io Meleagro ti piango, tu che mi sei cara anche tra i morti, con un inutile omaggio all’Acheronte. Ahimè, dov’è il mio caro germoglio? L’ha rapito Ade, l’ha rapito, e la polvere sporca quel fiore in boccia. Ma io ti supplico, o Terra di tutti nutrice, stringi dolcemente al tuo seno, o madre, colei che tutti piangono. Indice testuale 7 Introduzione Επιγραμματα 46 Στεφανοy προοιμιον 52 Ερωτικα 80 Αναθηματικα 82 Επιτυμβια 96 Επιδεικτικα 100 Παιδικα 136 Appendix Planudea 139 Note di commento Biografia dell'autoreMeleagro di Gadara, poeta dell’Ellenismo “maturo”, visse tra il II e il I secolo a.C. Nato a Gadara nell’attuale Giordania, scrisse in greco, allora lingua ufficiale del bacino orientale del Mediterraneo. Fu autore della Corona, un’antologia di poeti epigrammatici dalle origini del genere al suo tempo, poi confluita nella cosiddetta Antologia Palatina. Ci restano di lui 132 componimenti, soprattutto erotici, ma anche votivi, funerari e descrittivi.
Massimo Rossi: ex docente nei licei, è autore di saggi critici, recensioni, edizioni divulgative e scolastiche di diversi autori greci (Menandro, Senofonte) e latini (Plauto, Terenzio, Cicerone). Ha redatto un’edizione del IV libro dell’Eneide virgiliana, consigliata in varie Facoltà universitarie, e un’intera storia della letteratura latina dal titolo Scientia Litterarum. Per i nostri tipi ha curato l’Hecyra di Terenzio, gli Idilli ed epigrammi di Teocrito e gli Inni ed epigrammi di Callimaco. VII, 476 Lacrime anche laggiù, sottoterra, nell’Ade io ti dono, Eliodora, come reliquie del mio amore, lacrime tanto amare; sulla tua molto lacrimata tomba io le spargo, in memoria del desiderio, in memoria dell’amore. Pietosamente, pietosamente io Meleagro ti piango, tu che mi sei cara anche tra i morti, con un inutile omaggio all’Acheronte. Ahimè, dov’è il mio caro germoglio? L’ha rapito Ade, l’ha rapito, e la polvere sporca quel fiore in boccia. Ma io ti supplico, o Terra di tutti nutrice, stringi dolcemente al tuo seno, o madre, colei che tutti piangono. |
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