Somnium, sive Astronomia lunaris
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Originariamente scritto nel 1609 sulla scia della Astronomia Nova, in latino e con intenti divulgativi, venne pubblicato soltanto postumo dal figlio Ludwig, nel 1634. Il Somnium, sive Astronomia lunaris è da considerare a buon diritto un precursore dei racconti di fantascienza. Intento dichiarato dell’autore è fare leva sull’immaginazione letteraria per scardinare la falsa evidenza della percezione sensibile secondo cui la Terra è ferma mentre il Sole e gli astri le girano intorno, e convincere in questo modo i sostenitori della teoria geocentrica delle ragioni del sistema eliocentrico copernicano. Quarta di copertinaIl mio nome è Duracoto, la mia patria l’Islanda, che gli antichi chiamavano Thule. Mia madre era Fiolxhilde, la cui recente morte mi concesse la libertà di scrivere, cosa per cui ardevo di desiderio da tempo. Ella, finché visse, si assicurò con gran zelo che io non scrivessi. Infatti, diceva, sono numerosi e pericolosi i nemici delle scienze, che calunniano quanto non possono comprendere per il torpore della loro mente e promulgano leggi ingiuriose per il genere umano. E certo, sulla base di tali leggi non pochi condannati furono inghiottiti dalle voragini dell’Hekla. Quale fosse il nome di mio padre non lo disse mai. Raccontava che era stato pescatore e che era morto vecchio, a centocinquant’anni, quando io non avevo ancora tre anni di età e lui si trovava più o meno nel settantesimo di matrimonio. Indice testuale 5 Il Sogno di Keplero a cura dell’Editore Biografia dell'autoreJohannes Kepler: (Weil der Stadt 1571 - Ratisbona 1630) astronomo, astrologo, matematico, filosofo, allievo di Tycho Brahe, scoprì le leggi che governano il movimento dei pianeti e che portano il suo nome. Contemporaneo e antagonista di Galileo, fu un protetto dell’imperatore Rodolfo II, insegnò in diverse università tedesche e austriache e fu convinto sostenitore della visione copernicana. Sebbene la sua opera e le sue ricerche continuino ad avere considerazioni metafisiche e suggestioni magiche, giunse a teorizzare la forma ellittica (anziché circolare) delle orbite dei pianeti, intuizione cui non era pervenuto neppure Copernico.
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Il Sole 24 Ore (Domenica) 15_09 per «L'uomo sulla Luna» di Francis Godwin
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Il mio nome è Duracoto, la mia patria l’Islanda, che gli antichi chiamavano Thule. Mia madre era Fiolxhilde, la cui recente morte mi concesse la libertà di scrivere, cosa per cui ardevo di desiderio da tempo. Ella, finché visse, si assicurò con gran zelo che io non scrivessi. Infatti, diceva, sono numerosi e pericolosi i nemici delle scienze, che calunniano quanto non possono comprendere per il torpore della loro mente e promulgano leggi ingiuriose per il genere umano. E certo, sulla base di tali leggi non pochi condannati furono inghiottiti dalle voragini dell’Hekla. Quale fosse il nome di mio padre non lo disse mai. Raccontava che era stato pescatore e che era morto vecchio, a centocinquant’anni, quando io non avevo ancora tre anni di età e lui si trovava più o meno nel settantesimo di matrimonio. |
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