Padroni del blu
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Nel panorama della poesia contemporanea italiana, Padroni del blu di Stefano Bolognesi emerge come un’opera di radicamento e riscoperta. Il percorso è quello di un viaggio circolare, che dalla memoria collettiva e contadina si inoltra verso una dimensione interiore e quasi metafisica.
Il linguaggio, limpido e ruvido, restituisce alla parola la concretezza della terra e il fiato delle creature che la abitano. È un impasto di registri in cui il lirismo si mescola all’oralità, il dialetto affiora come radice affettiva e la parlata popolare convive con improvvisi slanci di purezza classica. È una lingua che sa di cuoio e di neve, di legna spaccata e d’acqua di torrente; capace di nominare le cose con precisione quasi sacrale, si fa testimonianza, canto civile e confessione carnale insieme. Tra i tratti più caratterizzanti dell’opera spiccano la precisione lessicale e la vividezza delle immagini, che conferiscono alla scrittura una potenza quasi pittorica: il lettore vede, sente, odora il mondo evocato. Vi è poi in questi versi l’uso accorto dell’ironia, che non è mai sarcasmo né derisione, ma una forma di resistenza alla disperazione. [...] il poeta trasfigura l’assurdo quotidiano in una metafisica comica: il sorriso diventa l’unica risposta possibile alla sconfitta, la forma terrestre della misericordia. Questa leggerezza, che affiora anche nei passaggi più drammatici, conferisce alla raccolta un tono di umanità spiazzante: il dolore è sempre temperato da una scintilla di gioco, come se ogni ferita potesse aprirsi su un miracolo. dalla postfazione di Ettore Malvini Padroni del blu Un giorno di maggio sono arrivati con gli stivali fiammanti, era tempo di vederci chiaro, di capire se eravamo anche noi dei loro e ci hanno sbraitati nel piazzale per fare la conta. E allora il Nicolino, il figlio della Gina, che era già un po’ pagliaccio, si è finto svitato, inservibile, e si è messo a saltellare sul posto su una gamba, a barbugliare nella bava un suo latino, e a ceffoni e calci nel culo quelli smascellandosi dalle risate lo hanno rispedito a casa, e così è andata che li ha gabbati. Ci volevano tutti o scansadiavoli o giù a spaccabellezze. I padroni del blu, si credevano, e invece lui come i tordi li ha uccellati. |
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Prima di essere pubblicato, dovrà essere approvato dalla redazione.
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