Alfabeto di sutura
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Nella raccolta di Giuseppe Spinnato l’abitudine del lettore a cercare di individuare un percorso lineare viene supportata dalla scansione in quattro sezioni che suggeriscono un ordine: la successione tra qualcosa che è avvenuto in un tempo precedente, una serie di conflitti e lacerazioni, e una pratica successiva legata alla parola, a una modalità di nominazione e di riflessione. La poesia nasce come alfabeto necessario per la sutura delle ferite, così come avviene in un passaggio tra civiltà diverse che conduca dall’istinto a una nuova sapienza [...] non possiamo pensare a un discorso edificante, alla poesia come entità facilmente salvifica: la sutura non cancella la cicatrice, il corpo e la materia non sono preservati da nuove lacerazioni, dalla ustione della poesia stessa. Con la circospezione necessaria possiamo comunque vedere in controluce, oppure comporsi e scomporsi nel caleidoscopio, un percorso nel quale materia e forma si cercano e tentano di trovarsi a volte per vie traverse e contraddittorie. Lì dove materia e maceria sono unite da un’assonanza non solo formale, e così anche forma e figura, nomi e ossa, le caratteristiche che conferiscono la forma alle parole. L’apparato stilistico si sfoglia in successive varianti, dall’azzardo di metafore impreviste ai tagli e ai salti ai quali è sottoposto il materiale linguistico, tra pudore e esposizione, slanci romantici e amare demistificazioni. È un alfabeto che trova qui un inizio e una destinazione, ma resta tellurico e temporalesco, senza comode pause di ricreazione né di pace duratura.
dalla prefazione di Luigi Cannillo Sutura è il nome che ho dato al tuo marchio, all’orlo dello sfregio, alle sue rime. Mia muta cicatrice, mia adorata, non memoria ma forma nella forma che mi istoria, ricuce, sovrascrive: prezioso è il malinteso che ci unisce, la distrazione, l’esatta dizione della nostra balbuzie. Ora guarda, tutto tessuto in fiore è questo volto, lo strappo è paradosso che profuma, il gelsomino che tutto mi infesta non consuma, istruisce i lineamenti al dettato tremendo della gioia. (Una catastrofe è la gloria, sguardo dell’angelo sbalzato dall’evento, il suo dolce tizzone sulle labbra).
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