Personaggi
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C’è un paradosso al cuore della Recherche: Marcel Proust ha creato alcuni dei personaggi più indimenticabili della letteratura mondiale senza mai tracciarne un ritratto compiuto. Sappiamo tutto di loro – i pensieri più segreti, le manie, i tic, le debolezze, le grandezze nascoste – eppure i loro volti ci sfuggono. Come ha scritto lo stesso Proust, l’anima dei suoi personaggi è «allo scoperto come il congegno di un orologio sotto vetro», ma lo specchio dell’anima, il volto, rimane opaco, mobile, irriducibile a una forma fissa.
Questo non è un limite dell’arte proustiana: è il suo principio più profondo. Per Proust la realtà – e dunque anche la persona umana – esiste solo come pluralità, discontinuità, molteplicità. Un personaggio non è mai uno solo: è la successione di tutti gli esseri che è stato, che è e che sarà, ciascuno irriducibile agli altri, tutti ugualmente veri. «Io non ero un solo uomo», confessa il narratore, «ma la sfilata ora per ora di un esercito compatto». Conoscere davvero una persona significa allora rinunciare a fissarla in un’immagine definitiva, e accettare invece di inseguirla nel suo perpetuo divenire.
I sette personaggi raccolti in questa antologia sono sette stazioni di quel pellegrinaggio impossibile e necessario. Swann, il gentiluomo dilettante che sacrifica la propria vita e il proprio gusto sull’altare di un amore che lui stesso sa mediocre. Odette, la cocotte dal passato oscuro che diventa, per una delle più beffarde ironie della Recherche, la rispettabilissima Madame Swann. La zia Léonie, immobile nel suo letto di Combray, che ha ridotto il mondo intero alle dimensioni di una finestra affacciata sulla rue de l’Église. La duchessa di Guermantes, incarnazione del fascino aristocratico e dell’umorismo crudele, che delude sempre con la stessa eleganza con cui seduce. Il dottor Cottard, monumento vivente alla mediocrità trionfante, con i suoi calembour involontari e la sua certezza incrollabile di essere un uomo di spirito. Il barone di Charlus, forse il più grande personaggio maschile della narrativa moderna: un colossale orgoglio feudale che nasconde e al tempo stesso tradisce, a ogni parola, il segreto che lo divora. Albertine, infine, la giovinetta di Balbec che il narratore crederà di possedere – e non possiederà mai – nemmeno nel sonno.
I brani qui presentati non esauriscono nessuno di questi personaggi, ma ne colgono il momento di maggiore intensità: l’apparizione, il lampo, l’istante in cui la prosa di Proust si concentra su di loro con quella precisione insieme analitica e lirica che è il suo marchio inconfondibile. Sono ritratti impossibili, per l’appunto. Ma è proprio nell’impossibilità di fissarli che risiede la loro verità più profonda – e il segreto della loro immortalità.
Quarta di copertinaHo passato incantevoli sere a conversare, a giocare con Albertine, ma non mai così dolci come quando la guardavo dormire. Ella poteva ben avere, chiacchierando, giocando a carte, quel naturale che nessuna attrice avrebbe potuto imitare, ma un naturale alla seconda potenza era quello che mi offriva il suo sonno. La chioma, discesa lungo il volto roseo, posava al suo fianco sul letto, e talvolta una ciocca, isolata e diritta, produceva lo stesso effetto di prospettiva di quegli alberi lunari gracili e pallidi che si vedono diritti in fondo ai quadri raffaelleschi di Elstir. Le labbra di Albertine erano chiuse ma, per il modo come io m’ero messo, le sue palpebre sembravano così poco congiunte, che avrei quasi potuto domandarmi se ella dormisse veramente. Allo stesso modo, le palpebre abbassate davano al suo volto quella continuità perfetta che gli occhi non interrompevano. Vi sono degli esseri il cui volto assume una bellezza, una maestà inconsuete per poco che non abbiano più sguardo. Indice testuale5 I personaggi di Proust o dell’impossibilità del ritratto Personaggi 10 Swann 11 Swann 52 Tante Léonie 53 Zia Léonie 62 La duchesse de Guermantes 63 La duchessa di Guermantes 76 Le docteur Cottard 77 Il dottor Cottard 82 Odette de Crécy 83 Odette de Crécy 96 Le baron de Charlus 97 Il barone di Charlus 132 Albertine 133 Albertine 150 Livrées et monocles 151 Livree e monocoli Biografia dell'autoreMarcel Proust (Parigi 1871-1922) è stato uno scrittore, saggista e critico letterario francese, la cui opera più nota è il monumentale romanzo Alla ricerca del tempo perduto, pubblicato in sette volumi tra il 1913 e il 1927. Considerato il maestro del romanzo moderno, attraverso la sua scrittura egli porta il lettore in diversi ambienti sociali, dalla borghesia benestante all’aristocrazia, e nel farlo racconta anche la sua vita. Ho passato incantevoli sere a conversare, a giocare con Albertine, ma non mai così dolci come quando la guardavo dormire. Ella poteva ben avere, chiacchierando, giocando a carte, quel naturale che nessuna attrice avrebbe potuto imitare, ma un naturale alla seconda potenza era quello che mi offriva il suo sonno. La chioma, discesa lungo il volto roseo, posava al suo fianco sul letto, e talvolta una ciocca, isolata e diritta, produceva lo stesso effetto di prospettiva di quegli alberi lunari gracili e pallidi che si vedono diritti in fondo ai quadri raffaelleschi di Elstir. Le labbra di Albertine erano chiuse ma, per il modo come io m’ero messo, le sue palpebre sembravano così poco congiunte, che avrei quasi potuto domandarmi se ella dormisse veramente. Allo stesso modo, le palpebre abbassate davano al suo volto quella continuità perfetta che gli occhi non interrompevano. Vi sono degli esseri il cui volto assume una bellezza, una maestà inconsuete per poco che non abbiano più sguardo. |
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Prima di essere pubblicato, dovrà essere approvato dalla redazione.
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