La solitaria casetta sull'isola Vasil'evskij
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San Pietroburgo, 1828: a notte fonda, in uno dei circoli letterari più prestigiosi della Capitale, Puškin incanta e sgomenta le donne presenti improvvisando un racconto d’orrore.
Tra il pubblico c’è anche un conoscente del poeta, Vladimir Pavlovič Titov: turbato dal racconto, quella notte non potrà dormire. E sarà proprio Titov a mettere su carta la vicenda ascoltata nel salotto dei Karamzin, donando ai posteri l’occasione unica di trovarsi anch’essi contemporanei e presenti, in qualche modo, a una improvvisazione del più grande poeta russo. Nasce così La solitaria casetta sull’isola Vasil’evskij, un magistrale racconto nel quale la strabiliante inventiva, la limpidezza della prosa e la consueta ironia di Puškin, approcciandosi per la prima volta al genere gotico, subito se ne appropriano e gli donano un capolavoro. Nella San Pietroburgo di inizio ’800, la giovane Vera conduce una vita tranquilla e appartata con la madre, in una modesta casetta sull’isola Vasil’evskij. L’esistenza delle due donne verrà sconvolta allorché Pavel – giovane ingenuo e dissipatore, e loro lontano parente – presenterà a Vera un amico, l’inquietante, misterioso Varfolomej, il quale ben presto metterà gli occhi sulla fanciulla e se ne innamorerà, decretando così un tragico epilogo per tutti i protagonisti della vicenda. Quarta di copertinaMa viaggiarono per molto, molto tempo, e ancora non s’imbattevano in alcun luogo noto; e infine se ne uscirono del tutto dalla città. Naturalmente a Pavel vennero in mente tutti quegli antichi racconti sui cadaveri trovati nel campo di Volkovo, sui vetturini che sgozzano i loro passeggeri, e così via. «Dove mi porti?» chiese con voce ferma; non ci fu risposta. Qui, al chiaro di luna, volle esaminare la targa di latta del vetturino e, per sua sorpresa, osservò che sulla targa non erano indicati né sezione né quartiere, ma in grandi numeri dalla foggia e dai riflessi arcani era scritto N° 666, il numero dell’Apocalisse, come ebbe a ricordare più tardi.» Indice testuale 7 Satana scherza con l’amore. Puškin e il diavolo 48 Уединенный домик на васильевском Biografia dell'autoreAleksandr Sergeevič Puškin (Mosca, 1799 - Pietroburgo, 1837) nato da una famiglia di antichissima nobiltà ma impoverita, è considerato il fondatore della lingua e della letteratura russa moderna. Legatosi precocemente a circoli riformisti e liberali, trascorse per questo la sua breve esistenza in esilio prima, e sotto stretta sorveglianza poi. Morì per le ferite riportate in un duello – svoltosi alla Čërnaja Rečka di Pietroburgo – pochi mesi prima dei suoi trentotto anni. Tra le sue opere principali, il romanzo in versi Evgenij Onegin (1823-31), considerato un’autentica enciclopedia della vita russa, il dramma Boris Godunov (1825), scabra disamina della natura inevitabilmente maligna del Potere, e I racconti di Belkin (1830), vero caposaldo della prosa russa, tanto che Tolstoj, dopo un’ennesima lettura, esclamò: «Così bisogna scrivere!». Ma viaggiarono per molto, molto tempo, e ancora non s’imbattevano in alcun luogo noto; e infine se ne uscirono del tutto dalla città. Naturalmente a Pavel vennero in mente tutti quegli antichi racconti sui cadaveri trovati nel campo di Volkovo, sui vetturini che sgozzano i loro passeggeri, e così via. «Dove mi porti?» chiese con voce ferma; non ci fu risposta. Qui, al chiaro di luna, volle esaminare la targa di latta del vetturino e, per sua sorpresa, osservò che sulla targa non erano indicati né sezione né quartiere, ma in grandi numeri dalla foggia e dai riflessi arcani era scritto N° 666, il numero dell’Apocalisse, come ebbe a ricordare più tardi.» |
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